Tornare al Sud non è una sconfitta, è una scelta consapevole

Mare e costa di un paese del Sud Italia, tornare al Sud

Ci hanno cresciuti con l’idea che partire fosse l’unica strada, e che tornare a casa volesse dire aver fallito. Ma le cose stanno cambiando. Tornare al Sud oggi è una scelta di vita e di lavoro, resa possibile dal remoto, e in questa puntata di Ciao Ami Podcast lo raccontiamo con chi l’ha fatto. Perché rientrare, per tanti nostri coetanei, non è una resa, è un ritorno cercato.

Le nostre ospiti sono Marika, tornata in Puglia da Bologna nel 2022, e Andrea, che in Puglia ci è rimasto. Due storie diverse, la stessa terra, e un tema che tocca tanti di noi.

Il tema torna sempre uguale, la sera della domenica, quando pensi alla settimana che ti aspetta e ti chiedi se la vita che stai vivendo è quella che vuoi. Per chi arriva dal Mezzogiorno il pensiero pesa il doppio, perché a casa restano gli affetti, mentre le occasioni sembrano stare sempre da un’altra parte. Marika e Andrea questo bivio lo hanno attraversato, e ne parlano senza retorica.

Perché tornare al Sud non è più una sconfitta

La differenza la fa il lavoro. Fino a pochi anni fa, chi lavorava in un’agenzia o in un’azienda del Nord doveva restarci fisicamente. Oggi, con il remoto, si riesce a tenere lo stesso impiego vivendo altrove. Marika lo racconta bene, lavorava nel mondo della comunicazione a Bologna e ha capito di poter fare le stesse cose dalla Puglia, con una qualità della vita diversa. Il rientro smette di essere un passo indietro e diventa una scelta tra pari, casa in cambio di ritmo e affetti.

Attenzione, non stiamo dicendo che al Sud sia tutto rose e fiori. I servizi, i trasporti e certe lentezze restano un problema reale, e chi rientra lo sa. Il punto è un altro, oggi quella scelta non è più a senso unico. Se il lavoro te lo porti dietro, la bilancia tra opportunità e qualità della vita si riequilibra, e restare vicino alle proprie radici smette di costare la carriera.

Il richiamo della famiglia e della comunità

Festa di paese del Sud Italia

Non è tutta una questione di lavoro, però. Chi rientra parla di un calore che al Nord fatica a trovare, il vicino che ti saluta, la nonna a due passi, le feste di paese dove torna anche chi vive all’estero. È la rete di sostegno che nelle grandi città manca, quella per cui sai che se i tuoi sono fuori c’è sempre qualcuno pronto ad aiutarti. Marika lo chiama sentirsi a casa quasi ovunque, quel pattern che ti fa stare al sicuro. Un valore che da adolescenti maledici e da adulti rimpiangi.

C’è anche il rovescio della medaglia, ed è giusto dirlo. In un paese piccolo tutti sanno chi sei, cosa fai, con chi esci, e questo a volte diventa un peso. La stessa rete che ti protegge ti tiene sotto osservazione, e per chi ha vissuto anni nell’anonimato di una grande città il cambio di passo si sente. Il calore ha il suo prezzo, e va messo in conto.

I primi mesi difficili, poi il fiorire

Sarebbe disonesto dipingere il rientro come una cartolina. Marika ammette che i primi mesi sono stati duri, tornata a fine inverno in una realtà piccola, con la rete di amici da ricostruire dopo sei anni fuori e le distanze pugliesi che ti fanno rinunciare a tante cose, perché per attraversare la regione serve un’ora d’auto. Poi è arrivata l’estate, e tutto ha iniziato a fiorire, i pezzi del puzzle sono andati al loro posto. Il ritorno chiede pazienza, ma ripaga chi gli dà tempo.

Un fenomeno che ha un nome e dei numeri

Lavoro da remoto con vista sul mare

Questo movimento di ritorno si intreccia con il south working, cioè il lavoro da remoto per aziende del Nord svolto da chi vive al Sud. Nato durante la pandemia, ha dato a tanti la possibilità di rientrare senza lasciare la carriera. Già nei primi mesi del 2020, un’indagine SVIMEZ contava 45 mila lavoratori di aziende del Centro-Nord in smart working dal Sud, e stimava in circa 60 mila i laureati tra i 25 e i 34 anni che, originari del Sud e occupati al Nord, potrebbero rientrare. Numeri che raccontano un ritorno possibile, non un sogno isolato.

Dietro questi numeri ci sono territori che provano a trattenere chi torna, con spazi di coworking, agevolazioni e reti di professionisti che prima non esistevano. Non basta, ma è un inizio. Chi rientra oggi trova un ecosistema più pronto di dieci anni fa, e questo rende il rientro meno un salto nel vuoto e più un progetto che si riesce a pianificare.

Come vivere bene il ritorno

Qualche dritta da chi ce l’ha fatta. Datevi tempo, i primi mesi di solito sono i più duri, tra rete da ricostruire e ritmi da ritrovare. Portate a casa le competenze imparate fuori, perché le realtà più piccole cercano proprio quelle figure. Mettete in conto le distanze e organizzatevi di conseguenza, un mezzo vostro cambia la vita al Sud. E non vivetelo come un addio al mondo di prima, Marika torna a Bologna una volta l’anno e la guarda con occhi nuovi. Tornare non chiude porte, ne allarga altre.

La verità è che non esiste una risposta valida per tutti, esistono priorità che cambiano con l’età. A venti anni conta l’avventura, a trenta iniziano a pesare gli affetti, il tempo, il tipo di giornate che vuoi vivere. Ascoltare quelle priorità, invece di seguire il copione che ci hanno dato, è il primo passo per capire se il ritorno fa per voi.

Fonti

Ascolta la puntata

Nella puntata di Ciao Ami Podcast, dedicata al vivere o tornare al Sud, Marika e Andrea raccontano senza filtri cosa significa scegliere dove costruire la propria vita. Se anche voi ci state pensando, o l’avete già fatto, scriveteci a ciaoamipodcast@gmail.com o in DM su Instagram @ciaoamipodcast. Ascoltate l’episodio qui sotto.

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