Denatalità in Italia, perché la nostra generazione rinuncia

Culla vuota nella stanza dei bambini, denatalità in Italia

Alla fine della puntata ci scappa la frase più onesta, per come sta andando il mondo, oggi un figlio non sapremmo se metterlo al mondo. La denatalità in Italia è anche questo, non un dato freddo ma una scelta che tanti di noi ami stanno facendo o rimandando. In questa puntata di Ciao Ami Podcast ne parliamo con due mamme, e ci accorgiamo di quanto sia diventato un tema di tutti.

Noi figli non ne abbiamo, e non siamo sicuri che li avremo. Non è una presa di posizione ma il sentimento di una generazione intera, e i numeri ci danno ragione.

Denatalità in Italia, i numeri del 2024

I dati dell’ISTAT fotografano un Paese che smette di fare figli. Nel 2024 sono nati 369.944 bambini, il minimo storico, quasi diecimila in meno rispetto all’anno prima. Il numero medio di figli per donna è sceso a 1,18, sotto il precedente record negativo del 1995. E i dati provvisori del 2025 parlano di un ulteriore calo, verso 1,13. Dal 2008 abbiamo perso oltre 207 mila nascite l’anno, più di un terzo.

Un altro numero racconta la stessa storia. Il tasso di natalità è sceso a 6,3 nati per mille abitanti, mentre nel 2008 era 9,7. In quello stesso anno nascevano oltre 576 mila bambini, oggi ne nascono meno di 370 mila. Cambia anche il modo di fare famiglia, ormai più di quattro nascite su dieci avvengono fuori dal matrimonio, segno che il matrimonio non è più la porta d’ingresso alla genitorialità.

Perché si fanno meno figli

Giovane coppia pensierosa sul futuro

Qui casca il punto, e non è banale. La soglia che manterrebbe stabile la popolazione è di 2,1 figli per donna, e siamo lontanissimi. Le cause, dice l’ISTAT, si intrecciano, tempi di formazione lunghi, lavoro precario, case care che tengono i giovani in casa dei genitori più a lungo. Così la scelta di un figlio si rimanda, e rimandando spesso si trasforma in rinuncia. L’età media al primo figlio è salita a quasi 32 anni, quando le nostre nonne diventavano madri a 25.

Il confronto tra generazioni è impietoso. Le donne nate nel 1947 diventavano madri intorno ai 25 anni, quelle nate nel 1975 già oltre i 28, e oggi si sfiora la soglia dei 32. Più si comincia tardi, più la finestra per un secondo figlio si stringe, ed è per questo che in Italia ci si ferma spesso al primo. Non è una moda, è il riflesso di un contesto che non permette di programmare, tra contratti a termine e affitti che divorano lo stipendio.

Le difficoltà si vedono già nel primo passo. Nel 2024 sono diminuiti sia i primi figli sia i secondi, segno che il ciclo si inceppa subito e non riparte. Chi vorrebbe un figlio lo rimanda per il lavoro instabile, chi ne ha uno spesso rinuncia al secondo per i costi. Il risultato è una spirale, meno nascite oggi vogliono dire meno potenziali genitori domani, e la discesa si autoalimenta.

Non è soltanto una questione di soldi

In puntata emerge un punto che i numeri da sé non dicono. Le due mamme, che i figli li hanno fatti, ammettono che oggi, con le notizie che arrivano ogni giorno, ci penserebbero. Non per i soldi soltanto, ma per il mondo in cui quel figlio crescerebbe. È un sentire nuovo, che si aggiunge alla precarietà economica, la paura del futuro, la guerra, l’incertezza. Fare un figlio è sempre un atto di fiducia nel domani, e quella fiducia oggi scarseggia.

Calano anche i matrimoni, che ormai non precedono più la nascita di un figlio come un tempo. E cala la voglia di scommettere sul futuro in un momento in cui le notizie parlano di crisi e conflitti. Le due mamme in puntata lo dicono chiaro, se fossero giovani oggi ci penserebbero due volte, e non per i soldi in tasca. È un cambio di sguardo, prima si dava per scontato che si sarebbero fatti figli, ora è una scelta che va motivata.

Cosa funziona altrove

Asilo nido con bambini che giocano

Uno sguardo fuori aiuta a capire. L’Italia ha una fecondità tra le più basse d’Europa occidentale, lontana da Francia e Scandinavia, dove asili diffusi e politiche di conciliazione sostengono le nascite. Non è un caso che in Italia gli unici territori in controtendenza siano le province di Trento e Bolzano, dove i servizi per l’infanzia funzionano. Il messaggio è semplice, dove lo Stato aiuta chi cresce dei figli, i figli si fanno. La denatalità in Italia, in fondo, si combatte così, rendendo possibile quello che oggi sembra un lusso.

I divari dentro l’Italia raccontano la stessa cosa. Il Trentino-Alto Adige, con servizi per l’infanzia diffusi, tocca 1,39 figli per donna, mentre la Sardegna scende a 0,91. E senza il contributo delle famiglie con almeno un genitore straniero, che vale oltre un neonato su cinque, la curva delle nascite sarebbe precipitata ancora più giù. Sono numeri che dicono una cosa semplice, la denatalità non è un destino, è il risultato di scelte politiche che altrove sono state diverse.

Fonti

Ascolta la puntata

Nella puntata di Ciao Ami Podcast, Mamma mia, con Elizabeth Algostino e Azzurra Storywriter ragioniamo su cosa significa scegliere di avere un figlio oggi, o scegliere di non averlo. Se ve lo siete chiesto anche voi, e avete una risposta o mille dubbi, scriveteci a ciaoamipodcast@gmail.com o in DM su Instagram @ciaoamipodcast. Ascoltate l’episodio qui sotto.

Ascolta o guarda la puntata

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