Vedi qualcuno fare una figuraccia, e senti un brivido dietro al collo, come se la figuraccia fosse tua. Ecco, quella sensazione è il cuore di questa puntata di Ciao Ami Podcast, dove leggiamo le vostre storie di imbarazzo. Ma cosa significa cringe, di preciso, e perché ci fa contorcere anche quando riguarda gli altri. Vale la pena capirlo, tra una risata e l’altra.
In puntata proviamo a definirlo, quel brivido, quel perché lo stai facendo, quella voglia di sparire per conto di qualcun altro. Capire cosa significa cringe aiuta anche a riderci su con più gusto, e dietro c’è più di quanto sembri.
Cosa significa cringe, tra lingua e imbarazzo
Partiamo dalla parola. Cringe arriva dall’inglese to cringe, che vuol dire rannicchiarsi, ritrarsi, contrarsi per il freddo, il dolore o la paura. Non a caso, quando proviamo cringe il corpo reagisce sul serio, ci irrigidiamo, facciamo una smorfia, distogliamo lo sguardo. Da noi la parola è entrata così tanto nell’uso che l’Accademia della Crusca l’ha inserita tra le parole nuove. E c’è una sfumatura italiana, cringiare non vuol dire provare imbarazzo, ma farlo provare a qualcun altro.
La reazione, tra l’altro, è più fisica che mentale. Ci copriamo gli occhi e sbirciamo tra le dita, alziamo le spalle, cambiamo canale. Su questo meccanismo è nato un intero genere comico, la cosiddetta cringe comedy, quella di serie come The Office o, all’italiana, di un archetipo come Fantozzi. Funzionano perché ci mettono davanti a un imbarazzo prolungato che ci fa ridere e contorcere allo stesso tempo.
L’imbarazzo vicario, quando la vergogna è di seconda mano

La psicologia ha un nome per questa sensazione, imbarazzo vicario, o vergogna di seconda mano. Non è l’imbarazzo per un vostro errore, è quello che sentite per la goffaggine di qualcun altro, anche quando quella persona non si vergogna affatto. I tedeschi hanno una parola perfetta, Fremdschämen, la vergogna per gli altri. E c’è un dato curioso, gli studi di neuroscienze mostrano che osservare una figuraccia altrui accende le stesse aree del cervello legate all’empatia e al dolore sociale. Tradotto, più siete empatici, più il cringe vi colpisce.
Non tutte le situazioni ci fanno lo stesso effetto. Il disagio scatta soprattutto in due casi, quando qualcuno rompe una regola sociale senza accorgersene, e quando si esibisce davanti a un pubblico. Ecco perché in puntata il tanti auguri a te cantato a squarciagola da un parente ci fa sprofondare, mette insieme tutte e due le cose. E scatta di più quando la scena ci è vicina, quando in quella figuraccia rivediamo qualcosa che rischia di capitare a noi.
Perché ci piace guardare i video cringe

Se ci fa stare a disagio, perché continuiamo a guardarlo. Gli esperti danno tre spiegazioni. La prima è l’empatia, ci immedesimiamo e sentiamo la figuraccia sulla nostra pelle. La seconda è meno nobile, un piccolo senso di superiorità, quel per fortuna non ero io che ci rassicura. La terza è una specie di catarsi sociale, il cringe ci fa da specchio e ci ricorda cosa evitare in pubblico. Ecco perché i video imbarazzanti sui social sono una calamita, e perché ne parliamo per un’ora intera.
Il cringe, poi, è una faccenda di epoca e di età. Quello che oggi ci fa rabbrividire ieri era normale, e viceversa. Le storie dei boomer piene di scritte in obliquo e gif del buongiorno ci sembrano cringe, ma per loro sono affetto puro. La verità è che ogni generazione trova imbarazzante quella prima e quella dopo. Chi ride oggi, tra vent’anni sarà il cringe di qualcun altro, e va bene così.
C’è pure un uso tutto italiano che vale la pena notare. Da noi cringe è diventato un verbo, cringiare, con tanto di cringiata e cringissimo. Ma con una piega particolare, mentre in inglese to cringe vuol dire provare imbarazzo, il nostro cringiare vuol dire farlo provare agli altri. Mamma, mi stai cringiando davanti ai miei amici, dice l’adolescente al genitore. La lingua si adatta, e a modo suo racconta come viviamo le relazioni.
Cosa dice di noi la paura del cringe
C’è un lato più profondo, e in puntata lo sfioriamo. Spesso troviamo cringe proprio i comportamenti che temiamo di avere anche noi. E la paura di risultare cringe rischia di bloccarci, ci fa smettere di cantare, ballare, esporci, per non finire nel mirino del giudizio. Il paradosso è questo, chi accettiamo di trovare imbarazzante, in fondo, ha avuto il coraggio di esporsi che a noi manca. Un po’ di cringe, ogni tanto, è il prezzo di essere vivi e di metterci la faccia. Come ci diciamo tra ami, meglio un po’ imbarazzanti che finti.
Alla fine il cringe ci insegna qualcosa di gentile. Ci ricorda che l’imperfezione fa parte del gioco, che tutti prima o poi facciamo una figuraccia, e che sopravviviamo lo stesso. Ridere insieme delle nostre cadute, come proviamo a fare in puntata, è un modo per prenderle meno sul serio. Perché la persona che si espone e sbaglia, in fondo, ha qualcosa che a chi resta a guardare manca, il coraggio di esserci.
Fonti
- Significato di cringe, origine e Accademia della Crusca, Il Post
- Il cringe e l’imbarazzo vicario, La Gazzetta del Serchio
- Fremdschämen e neuroscienze dell’imbarazzo, Italia in Germania
Ascolta la puntata
Nella puntata di Ciao Ami Podcast, DrAMI Cringiami, mettiamo in fila i grandi classici del cringe che ci avete mandato, dagli adulti che chiamano i bambini nani ai papiri su LinkedIn. Qual è la cosa che vi fa contorcere di più, scriveteci a ciaoamipodcast@gmail.com o in DM su Instagram @ciaoamipodcast. Ascoltate l’episodio qui sotto.