Milano ti promette una città internazionale, mezzi che funzionano e una vita dopo il lavoro. Poi ci arrivi e ti accorgi che fare amicizia è un’impresa e la burocrazia ti prosciuga. Trasferirsi a Milano ha due facce, e in questa puntata di Ciao Ami Podcast ce le raccontano due ame che ci hanno costruito una vita. Perché conoscere i pro e i contro prima aiuta a scegliere con la testa.
Eleftheria è arrivata dalla Grecia per un master, Ana Maria dalla Colombia per amore e per studio. Nessuna delle due aveva mai vissuto qui, e oggi Milano è casa, con tutto quello che di bello e di faticoso significa.
Perché in tante persone scelgono di trasferirsi a Milano
Il richiamo più forte, per chi arriva da fuori, sono le università. Milano è la prima città italiana per offerta universitaria, con atenei nelle classifiche mondiali. Il Politecnico, nella graduatoria QS 2026 per materia, è la ventesima università al mondo per ingegneria e tecnologia e la settima per arte e design, mentre la Bocconi è tra le prime dieci al mondo in economia e marketing. Non stupisce che gli studenti stranieri in Italia siano passati da 75 mila nel 2018 a 110 mila nel 2025, e Milano ne attira una fetta enorme.
Ma non è tutto studio. Milano è anche la città italiana più internazionale sul lavoro, con multinazionali, start up e uffici che assumono da tutto il mondo. Tanti arrivano per un master e restano perché qui trovano opportunità che altrove in Italia scarseggiano. È quello che è successo alle nostre ospiti, arrivate per studiare e rimaste per costruirsi una carriera, un pezzo alla volta.
I lati belli, i mezzi e la vita dopo il lavoro

Poi ci sono le cose che le ospiti amano. I mezzi pubblici, prima di tutto. Ana viene da Bogotà, dove il traffico divora ore, e a Milano trova metro, tram e bus che collegano tutto, tanto che va al lavoro a piedi e la chiama la sua motivazione. Come dice lei, non sapete quello che avete. Poi la vita dopo il lavoro, gli aperitivi, i ristoranti aperti fino a tardi, la città camminabile. E la qualità della vita, quella che dall’estero chiamano dolce vita, che secondo Ele gli italiani sanno vivere come pochi, dal mangiare al vestire.
C’è pure il piacere della città a misura di persona. Dopo il lavoro riesci a incastrare un aperitivo, una cena, una passeggiata, perché i locali restano aperti fino a tardi e le distanze si coprono a piedi o in metro. Chi viene da metropoli enormi, dove ci si mette due ore per attraversare la città, questa comodità la apprezza tantissimo. Milano è grande abbastanza da offrire tutto, e piccola abbastanza da non perdercisi dentro.
E c’è una cosa che le ospiti ripetono spesso, i milanesi non si rendono conto di quello che hanno. I mezzi che collegano ogni angolo, la sicurezza di girare a piedi la sera, i servizi a portata di mano, sono un lusso quotidiano che si nota bene soltanto arrivando da fuori. A volte serve lo sguardo di chi viene da lontano per farci apprezzare la città in cui viviamo tutti i giorni.
I lati difficili, amicizie e solitudine

Il rovescio della medaglia c’è, e pesa. Fare amicizia da adulti, a Milano, è duro. Le ospiti raccontano che ci sono voluti anni per costruirsi un giro, perché qui le persone entrano in confidenza con lentezza e chi è nato in città ha già il suo mondo. Ci mettiamo i vicini che non salutano, vissuti come normale riservatezza da chi è di qui e come freddezza da chi arriva da culture più calorose. E poi la burocrazia, i documenti, la sensazione di combattere ogni volta. Sono questi i pezzi che rendono il trasferimento una salita.
La solitudine, in particolare, arriva quando meno te l’aspetti. Le ospiti raccontano che finito il master, con il gruppo di compagni tornato a casa, si sono ritrovate quasi da zero, a dover ricostruire una rete in una città che non conoscevano. E poi ci sono i vicini, quelli del saluto mai ricambiato, con quella specie di scacchiera per cui un giorno saluti tu e l’altro salutano loro, senza mai incrociarsi. Cose piccole, che sommate pesano.
Restare o tornare, il dilemma di chi vive lontano
C’è un pensiero che accomuna chi si trasferisce, il ritorno. Ana ammette che per mettere su famiglia tornerebbe in Colombia, dove ci sono i genitori e una rete di sostegno che a Milano manca. Ele invece resterebbe, perché nella sua città in Grecia mancano le opportunità di lavoro, e da Milano i suoi genitori arrivano in due ore. È il nodo di sempre, la carriera qui, la famiglia là. Trasferirsi a Milano, in fondo, è una scelta che si rimette in discussione a ogni tappa della vita, e va benissimo così.
Il consiglio che esce dalla puntata è di guardare in faccia entrambe le facce prima di partire. Milano regala mezzi che funzionano, lavoro, cultura, una vita piena, e in cambio chiede fatica, pazienza con la burocrazia e tempo per farsi degli amici. Chi lo sa in anticipo arriva più preparato, e vive meglio anche i mesi difficili. Perché la città, alla fine, restituisce parecchio a chi le dà tempo.
Fonti
- Il Politecnico nelle classifiche QS 2026, Politecnico di Milano
- Studenti stranieri e internazionalizzazione, Forbes Italia
- Milano tra le migliori città universitarie, il Giorno
Ascolta la puntata
Nella puntata di Ciao Ami Podcast, dedicata allo shock culturale, Eleftheria e Ana Maria raccontano cosa vuol dire rifarsi una vita a Milano da straniere, tra pro, contro e piccole vittorie quotidiane. Se ci avete pensato anche voi, o l’avete già fatto, scriveteci a ciaoamipodcast@gmail.com o in DM su Instagram @ciaoamipodcast. Ascoltate l’episodio qui sotto.