Esci dal lavoro, hai voglia di un drink e due stuzzichini, e ti ritrovi a fare i conti come al supermercato. I prezzi dell’aperitivo a Milano sono lievitati, dai 7 euro con buffet abbondante del 2016 ai 12 euro con tre tarallini e a volte neanche un’oliva del 2026.
Nella puntata di Ciao Ami Podcast intitolata Milano 2026, vivere o sopravvivere, siamo partiti proprio da qui, con la nostra ospite Alessia Carnazza, la tipa di Milano su TikTok. Il ricordo è di quando l’aperitivo era un rito popolare, un drink e un buffet dove ti facevi la cena. Oggi quel rito costa di più e offre di meno.
Come sono cambiati i prezzi aperitivo a Milano
I numeri lo confermano. Nei locali del centro un aperitivo con drink alcolico si aggira sui 12 euro, con un piccolo vassoio di finger food incluso, come alla terrazza che affaccia sul Duomo. In diversi posti la formula del buffet libero è sparita, sostituita da porzioni servite al tavolo. Restano isole felici, i locali che con circa 10 euro ti danno un tagliere abbondante, ma sono l’eccezione, non la regola.
Il rincaro non riguarda il singolo drink. Secondo un’analisi di Mi-Tomorrow, a Milano mangiare fuori è diventato un lusso, con una pizza e una bibita che superano i 20 euro e una cena in un locale medio che arriva a 50 euro a persona. Pesano il caro energia, il costo delle materie prime e gli affitti dei locali, ma pesa anche una città sempre più costruita su turisti e city user, meno sui residenti.
Dietro il rincaro c’è anche un cambio di pubblico. Tanti locali di tendenza puntano a chi viene da fuori per lavoro o per un weekend, gente disposta a pagare cifre alte per una serata da postare. L’aperitivo diventa un’esperienza da vetrina, curata per la foto più che per il palato. Chi vive qui tutti i giorni guarda il conto e ci pensa due volte prima di sedersi in un bar del centro. La stessa città che riempie i tavoli di turisti svuota le tasche dei residenti.
Il colpo più duro lo ha preso il buffet. Fino a qualche anno fa, sui Navigli, con un drink da 6 o 7 euro ti facevi una cena vera, pescando a volontà da tavolate cariche di roba. Poi sono arrivate le regole igieniche della pandemia, e molti gestori hanno capito che i piattini serviti al tavolo rendono di più. Così oggi ti arrivano tre assaggi risicati, magari senza neanche le olive, e la parola buffet è quasi un ricordo. In puntata ci siamo lasciati andare su un dettaglio che vale l’intero discorso, i piattini di metallo con burro e acciughe del Cantabrico, diventati la bandiera di un certo aperitivo caro e piccolo.
Perché fare aperitivo in casa conviene

Davanti a questi prezzi, la reazione è semplice. Spendere 50 euro per uscire e mangiare poco toglie la voglia, e così tanti di noi hanno riportato l’aperitivo a casa. Inviti due amici, compri quello che ti pare, e la spesa resta simile a un giro fuori ma con più roba nel piatto e zero fretta del tavolo da liberare. La socialità non sparisce, cambia stanza.
Il paradosso è che pochi euro in più non sarebbero il problema. Il fastidio nasce dal rapporto tra quello che paghi e quello che ricevi. Dodici euro per un drink e due stuzzichini stanno pure in piedi, se il posto è bello e la qualità c’è. Diventano un furto quando esci con la fame e la sensazione di aver buttato la serata. È lì che scatta la voglia di restare a casa con gli amici.
C’è anche chi ha fatto del risparmio una missione. A Milano è nata la pagina Poveritivo, che segnala i locali dove un aperitivo costa al massimo 8 euro, spesso il bar tabacchi di quartiere lontano dai riflettori. Un buon poveritivo, per loro, sta tra i 5 e i 6 euro. È il segno che la voglia di un rito accessibile non è morta, si è spostata dove i prezzi restano umani.
Vale la pena ricordarlo, il problema non è il singolo locale. È un sistema in cui affitti commerciali, costo del personale e materie prime spingono tutti i prezzi in alto, e il cliente paga l’ultimo anello della catena. Sapere come funziona non abbassa il conto, ma aiuta a scegliere meglio dove andare e cosa pretendere.
Come spendere meno senza rinunciare all’aperitivo

Qualche accortezza aiuta. Scegliere il quartiere invece del centro cambia il conto, un bar in zona Nolo o in periferia servita dai mezzi costa meno di uno in Duomo. Andare in settimana invece del sabato spesso porta prezzi più morbidi e meno calca. E puntare sui locali che ancora fanno buffet o tagliere abbondante trasforma l’aperitivo in cena, con un unico scontrino. Il rito si salva, basta sapere dove cercarlo.
Fonti
- Mangiare fuori a Milano è diventato un lusso, Mi-Tomorrow
- Prezzi dell’aperitivo nei locali di Milano, Travel365
- Poveritivo, gli aperitivi entro 8 euro, MilanoToday
Ascolta la puntata
Nella puntata di Ciao Ami Podcast su Milano 2026, con Alessia Carnazza, ci ragioniamo sopra tra un ricordo dei buffet di una volta e un piatto di acciughe del Cantabrico che non arriva mai. Se anche voi avete un locale del cuore dove l’aperitivo resta onesto, scrivetecelo a ciaoamipodcast@gmail.com o in DM su Instagram @ciaoamipodcast. Ascoltate l’episodio qui sotto, e ditecelo, vivere o sopravvivere.