Scrivere su LinkedIn senza sembrare cringe

Profilo LinkedIn sullo schermo di un laptop, scrivere su LinkedIn

Ho comprato un caffè al bar, e questo mi ha insegnato una grande lezione sul business. Se avete presente questo tipo di post, sapete già di cosa parliamo. Scrivere su LinkedIn senza cadere nel cringe è una delle sfide che tiriamo fuori in questa puntata di Ciao Ami Podcast, perché il patema autoreferenziale è diventato il tormentone della piattaforma.

In puntata ci facciamo delle grasse risate sui papiri che partono da una banalità per arrivare alla morale universale, sul sono thrilled di annunciare, e sui consigli finanziari piazzati sotto una favoletta. Il punto non è che LinkedIn faccia schifo, è che tanti lo usano male.

Il patema su LinkedIn ha dei parenti stretti, e in puntata li nominiamo tutti. C’è l’influencer con zero commenti che scrive me lo avete chiesto in tantissimi, quando sotto non gli ha chiesto niente nessuno. E c’è la pubblicità che parte da un dramma personale enorme per arrivare a consigliarti un fondotinta. Il meccanismo è sempre lo stesso, gonfiare l’emozione per vendere qualcosa, e il lettore lo sente lontano un chilometro.

Perché il patema fa il contrario di quello che vuole

Esiste pure un nome per quello stile, si chiama broetry, i post a righe spezzate che costruiscono tensione come in un racconto. La tecnica di partire da un fallimento funziona perché le persone si affezionano ai drammi più che ai successi. Il problema è l’abuso. Quando ogni singolo post diventa una parabola con la lezione di vita finale, il lettore fiuta la costruzione e scatta il cringe, quel disagio che proviamo davanti a qualcosa di troppo finto.

Il motivo per cui ci infastidisce è preciso. Percepiamo la costruzione, l’intenzione di apparire più profondi, più di successo, più tutto. E più qualcuno si sforza di sembrare perfetto, più scatta quella sensazione di artificio che ci fa storcere il naso. È lo stesso motivo per cui certi discorsi motivazionali ci lasciano freddi, sentiamo che dietro le parole c’è una posa, non una persona.

La verità è che l’autenticità batte la recita. Come sintetizza bene una guida di settore, l’autenticità non è una strategia di contenuto, è quello che vi rende una persona invece di una macchina che sforna post. I lettori se ne accorgono, e premiano chi parla con la propria voce, non chi imita il guru di turno.

Come scrivere su LinkedIn in modo che funzioni

Persona che scrive un post al computer

Passiamo al pratico, perché LinkedIn resta un posto utile per il lavoro. Curate la prima riga, perché la piattaforma taglia il post dopo due o tre righe con un Vedi altro, e se l’inizio non ferma lo scorrimento, il resto non lo legge nessuno. Scrivete in paragrafi brevi, con spazio bianco, che sullo schermo del telefono si leggono meglio. E soprattutto, siate specifici. Un consiglio concreto legato al vostro lavoro vale più di mille frasi motivazionali che valgono per chiunque e per nessuno.

Aiuta anche variare i formati. Un post con un’immagine chiara, un carosello che spiega qualcosa passo passo, ogni tanto un video, tengono viva l’attenzione più di un muro di testo. Ma il contenuto viene prima della forma. Un dato che avete verificato, un errore che avete fatto e cosa ne avete imparato, un consiglio che usereste voi, valgono più di qualsiasi trucco sull’algoritmo. La piattaforma premia chi porta qualcosa di utile, non chi urla più forte.

Un altro pezzo che tutti dimenticano, la conversazione. Rispondere ai commenti non è cortesia, alza la visibilità, e i post con discussioni attive nei commenti arrivano a ottenere fino a 2,4 volte più visualizzazioni. Fare una richiesta chiara alla fine, tipo raccontatemi la vostra esperienza, invita le persone a rispondere. Il resto viene da sé.

E poi c’è la parte che quasi tutti saltano, esserci per gli altri. Chi pubblica e sparisce ottiene poco. Rispondere ai commenti, entrare nelle discussioni altrui, fare i complimenti quando sono meritati, tutto questo costruisce relazioni vere, che è poi il senso della piattaforma. LinkedIn funziona quando smette di essere una vetrina e torna a essere una rete di persone. Il resto, patema compreso, è rumore.

La regola d’oro, parlate come esseri umani

Colleghi che parlano davanti a un caffè

Se dovessimo riassumere, scrivere su LinkedIn bene vuol dire scrivere come parlereste a un collega davanti a un caffè. Niente traduzione in aziendalese, niente patema, niente sono onorato e umile allo stesso tempo. Una storia vera, un’idea utile, un tono che suona come voi. Leggete il post ad alta voce prima di pubblicarlo, e se vi fa cringiare voi per primi, riscrivetelo. Perché come diciamo in puntata, il confine tra ispirazione e imbarazzo, su LinkedIn, è sottile.

Un test semplice, prima di pubblicare, chiedetevi se direste quella frase a voce a un collega senza arrossire. Se la risposta è no, riscrivetela. Nessuno parla, davanti a un caffè, dicendo sono immensamente onorato di condividere questa riflessione. Scrivete come parlate, con le vostre parole e il vostro umorismo, e il confine tra ispirazione e imbarazzo smette di essere un problema. L’autenticità, alla fine, è la cosa più difficile da imitare.

Fonti

  • Autenticità e struttura dei post, MagicPost
  • Broetry e storytelling su LinkedIn, World Comm
  • Contenuti che generano engagement, SEOZoom

Ascolta la puntata

Nella puntata di Ciao Ami Podcast, DrAMI Cringiami, facciamo la conta delle cose che ci fanno storcere il naso, e i papiri motivazionali su LinkedIn sono in cima alla lista. Se avete beccato un post così assurdo da restarci male, mandatecelo a ciaoamipodcast@gmail.com o in DM su Instagram @ciaoamipodcast. Ascoltate l’episodio qui sotto.

Ascolta o guarda la puntata

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