Sei a un colloquio o a una cena con stranieri, sai le parole, ma non le dici, perché hai paura di sbagliare pronuncia. La paura di parlare inglese è una delle cose che ci cringiano in questa puntata di Ciao Ami Podcast, e riguarda quasi tutti noi. Perché in Italia ci hanno cresciuti con l’idea che se non pronunci perfetto, meglio stare zitti.
In puntata raccontiamo le ripetizioni di inglese online e uno speech fatto a un networking a Milano, con l’ansia da prestazione a mille. E la lezione arrivata dall’insegnante, originaria della Gran Bretagna, è stata spiazzante, smettila di voler essere perfetto, perché la perfezione non esiste.
Perché abbiamo tanta paura di parlare inglese
I numeri raccontano un ritardo reale. Nell’edizione 2025 dell’EF English Proficiency Index, l’indice che misura la conoscenza dell’inglese nel mondo, l’Italia si piazza al 59esimo posto su 123 Paesi, ultima tra le nazioni europee analizzate. E la competenza più debole è proprio quella orale, lo speaking. Non è un caso che ci blocchiamo quando dobbiamo parlare.
Il quadro cambia parecchio da zona a zona. Sempre l’EF EPI segnala che il Nord se la cava meglio, con il Friuli-Venezia Giulia in testa e città come Bergamo e Brescia ai primi posti, mentre il Sud resta indietro. Ma il dato che colpisce di più riguarda l’età, i giovani under 25 vanno peggio degli adulti, nonostante siano cresciuti con internet, le serie e i videogiochi in inglese. Segno che l’esposizione da sola non basta, se manca la pratica di parlare.
Le cause vengono da lontano. A scuola per anni l’inglese si è insegnato più sulla grammatica scritta che sulla conversazione, e da noi film e cartoni arrivano quasi tutti doppiati, quindi ci manca l’orecchio che in altri Paesi si allena da bambini. Ci mettiamo pure una certa timidezza culturale, e il risultato è che capiamo e leggiamo bene, ma quando tocca parlare ci irrigidiamo.
C’entra anche la testa, non soltanto la lingua. Il blocco nasce dalla paura del giudizio, dall’idea che un errore ci renda ridicoli. In puntata lo raccontiamo bene, prima di quello speech in inglese a Milano c’era il panico, la voce che trema, la sensazione di non essere all’altezza. Poi, finito il discorso, tutti hanno detto la stessa cosa, si vedeva un po’ di tensione ma eri chiarissimo. Il muro, quasi sempre, ce lo costruiamo da noi stessi.
La pronuncia perfetta è una fissa tutta nostra

Ecco il punto che in puntata ci accende. La fissa della pronuncia impeccabile è un problema tutto italiano. Nel resto del mondo l’inglese si parla con mille accenti diversi, e a nessuno importa. Pensate a quante persone in India o in Nord Europa parlano un inglese fluente senza somigliare a un attore di Londra. Il loro segreto non è l’accento, è che parlano e basta, senza la paura di sbagliare che paralizza noi.
Il paradosso è che la pronuncia perfetta non esiste nemmeno tra i madrelingua. Nella sola Gran Bretagna convivono decine di accenti e inflessioni diverse, e nessuno li considera sbagliati. Quello che conta, in un colloquio come in viaggio, è coniugare bene i verbi e farsi capire. Un piccolo errore di accento non ha mai rovinato una conversazione, mentre il silenzio per paura di sbagliare, quello sì, ci taglia fuori.
Come sciogliere il blocco

La chiave è cambiare obiettivo, da parlare perfetto a farsi capire. Coniugate bene i verbi, costruite frasi semplici, e se scappa un errore, non pensarci troppo, l’altra persona vi capirà lo stesso. Esponetevi alla lingua ogni giorno, serie e film in originale con i sottotitoli, podcast o canzoni. E soprattutto parlate, con chiunque, anche sbagliando. Come ci ripetiamo in puntata, fatto è meglio che perfetto, e vale per l’inglese come per tutto il resto.
Se volete un metodo concreto, partite dal poco e dal costante. Cinque minuti al giorno di ascolto attivo, ripetendo ad alta voce quello che sentite, allenano la bocca oltre che l’orecchio. Pensare in inglese mentre fate cose banali, tipo la spesa, sposta la lingua da materia scolastica a strumento di tutti i giorni. E cercare occasioni per parlare, un gruppo, uno scambio, una chiamata, vale più di mille ore di grammatica sul quaderno. La lingua si sblocca usandola, non studiandola e basta.
C’è anche un motivo per non prenderla troppo sul serio. L’inglese oggi è soprattutto una lingua franca, il modo in cui un tedesco parla con un giapponese o un italiano con un francese. In quel contesto conta la sostanza, non l’accento da attore. Le persone più efficaci in una riunione internazionale non sono quelle con la pronuncia migliore, sono quelle che dicono cose chiare e sanno ascoltare. Toglierci l’ossessione della perfezione, in fondo, ci rende anche più liberi.
E vale la pena ricordarlo, sapere già una seconda lingua è un vantaggio, non un difetto da nascondere. Ogni volta che provate, anche sbagliando, siete un passo avanti a chi non ci prova per paura.
Fonti
- EF English Proficiency Index 2025, posizione dell’Italia, Orizzonte Scuola
- Perché l’Italia parla ancora poco inglese, ItaliaOggi
- Indice di conoscenza dell’inglese, EF Italia
Ascolta la puntata
Nella puntata di Ciao Ami Podcast, DrAMI Cringiami, ridiamo delle cose che ci fanno contorcere, e la fissa della pronuncia perfetta è una di quelle. Se anche voi vi bloccate prima di parlare inglese, o se avete un aneddoto imbarazzante da raccontare, scriveteci a ciaoamipodcast@gmail.com o in DM su Instagram @ciaoamipodcast. Ascoltate l’episodio qui sotto.