Ti offrono un posto, arriva il momento di parlare di soldi e ti blocchi. Chiedere quanto vale il tuo lavoro sembra maleducazione, e invece è la cosa più sana che puoi fare. Negoziare lo stipendio con consapevolezza è il tema che ci ha acceso di più in puntata con Rossella Sposato, perché tocca un nervo scoperto di tutti noi ami, il rapporto complicato con i soldi.
C’era una vecchia scuola, ce lo racconta Rossella, per cui il candidato che chiedeva lo stipendio al primo colloquio era da scartare. Roba superata. Sapere quanto costa il vostro tempo, e dirlo, fa risparmiare tempo a voi e all’azienda. Se la cifra non è allineata, meglio saperlo subito.
Perché negoziare lo stipendio parte dai numeri

Il valore non si tira a indovinare, si stima con i dati. In Italia il tema è serio, perché avere un lavoro non basta più a stare a galla. Secondo Eurostat, nel 2024 il 10,3 per cento dei lavoratori è a rischio povertà, in crescita rispetto all’anno prima, e tra i giovani dai 16 ai 29 anni si arriva all’11,8 per cento. Sono i working poor, persone che lavorano e restano sotto la soglia.
Il quadro peggiora se si guarda dentro i numeri. Anche tra chi ha un lavoro a tempo pieno, il 9 per cento è a rischio povertà, contro il 3,7 della Germania, meno della metà. Tra i lavoratori autonomi si sale al 17,2 per cento, e persino una laurea non mette più al riparo come una volta. Il messaggio è chiaro, in un mercato così, sapere quanto chiedere non è un lusso, è una forma di difesa.
Contro questo scenario, l’unica difesa è la consapevolezza. Prima di trattare, fatevi un’idea della RAL media per il vostro ruolo e settore, guardando gli osservatori sulle retribuzioni e gli annunci simili. A Milano, per dire, la retribuzione media si aggira sui 2.642 euro lordi al mese, ma il dato cambia parecchio per età ed esperienza. Arrivare con un range realistico in testa vi evita di sparare alto a caso o, peggio, di svendervi.
In puntata torna un episodio che dice tutto. Un’azienda offre un lavoro a tempo pieno, con eventi anche la sera, a 1.500 euro al mese in partita IVA. Sembra una cifra decente, ma con il regime forfettario e i contributi si scende intorno ai 1.000 euro reali per oltre quaranta ore a settimana. Il valore non è quello che ti dicono, è quello che ti resta in tasca. Rifare quel conto, prima di firmare, evita brutte sorprese.
Come arrivare preparati alla trattativa

In puntata, con Rossella, condividiamo qualche trucco pratico. Uno riguarda le piccole e medie imprese, che sono l’ossatura del lavoro in Italia. Guardando la visura camerale di un’azienda, che riporta fatturato e conti, capite se ha i margini per pagarvi bene e se è solida. Non serve trasformarsi in stalker, basta un controllo per arrivare al tavolo con più forza.
Un aiuto grosso arriverà dalla legge. Dal 7 giugno 2026, con la trasparenza salariale, gli annunci dovranno indicare la RAL o una fascia, e l’azienda non potrà più chiedervi quanto guadagnavate prima. Partite da un numero pubblico, non da una vostra ipotesi, e il tabù dello stipendio perde forza. Resta la parte più difficile, credere che valete quella cifra. Se non ci credete voi, come racconta Rossella, non ci crederà nessuno.
Come si dice, in pratica. Non serve essere aggressivi, serve essere chiari. Una frase semplice tipo per un ruolo come questo, con la mia esperienza, il mio riferimento è una RAL tra tot e tot, avvia la trattativa senza chiuderla. Se l’azienda parte più in basso, chiedete cosa compone il pacchetto, buoni pasto, premi, welfare, perché a volte il fisso si alza da lì. Trattare è una conversazione, non uno scontro.
Poi certo, la vita è fatta di compromessi. A volte per necessità si accetta meno di quello che si vale, e non c’è nulla di male, l’importante è saperlo. Un conto è scegliere di scendere con gli occhi aperti, un altro è farlo perché non conoscete il vostro prezzo. E se ogni tanto tutti facessimo un po’ più i conti sul nostro valore, come ci diciamo in puntata, chi sta in alto prima o poi qualche ragionamento lo dovrebbe fare.
C’è anche un ostacolo dentro di noi, che tra ami conosciamo bene. La paura di chiedere troppo, il pensiero che tanto non ce lo daranno mai, la sindrome dell’impostore che ci fa sentire sempre un passo indietro. Sono zavorre che ci portiamo dietro dal primo stage sottopagato. Riconoscerle è già metà del lavoro, perché la trattativa la perdiamo spesso prima ancora di iniziarla, dentro la nostra testa.
Negoziare lo stipendio non vi rende arroganti, vi rende adulti che conoscono il proprio valore. E se ogni tanto tocca scendere a compromessi per necessità, va bene, l’importante è farlo sapendo cosa state lasciando sul tavolo.
Fonti
Ascolta la puntata
Nella puntata di Ciao Ami Podcast, LinkedIn non è Tinder, con Rossella Sposato parliamo di RAL, working poor e del coraggio di dire quanto valete. Se avete accettato un’offerta che oggi rifiutereste, o trovato il modo di trattare bene, raccontatecelo a ciaoamipodcast@gmail.com o in DM su Instagram @ciaoamipodcast. Ascoltate l’episodio qui sotto.