Arriva la chiamata, fissate il colloquio, e parte l’ansia da prestazione. Ci siamo passati tutti. La verità, che ci ha rivelato Rossella Sposato in puntata, è che a un colloquio di lavoro conta l’approccio più della risposta perfetta, e che il recruiter non è lì per fregarvi. Gioca la vostra stessa partita, vuole chiudere la posizione quanto voi volete il posto.
Rossella è team leader di Randstad Box ed ex recruiter, ha fatto migliaia di colloqui da entrambi i lati della scrivania. I suoi consigli non sono trucchetti, sono il modo di presentarsi da persone, con un po’ di preparazione e un po’ di scaltrezza sana.
La cosa che ci ha colpito di più è il ribaltamento di prospettiva. Siamo abituati a vedere il selezionatore come un giudice, e invece ha un obiettivo che coincide col nostro. Ha una posizione da chiudere, un capo che gli mette fretta, e non vede l’ora di trovare la persona giusta. Se lo vedete come un alleato invece che come un ostacolo, arrivate più sciolti, e la conversazione fila meglio da entrambe le parti.
Prepararsi a un colloquio di lavoro con il metodo STAR

Ci sono richieste che tornano quasi sempre. Raccontami una volta in cui hai gestito un problema, un errore, un conflitto con un collega. Per rispondere senza andare nel pallone esiste uno schema semplice, il metodo STAR, cioè Situazione, Compito, Azione, Risultato. Descrivete il contesto, il vostro compito, cosa avete fatto in concreto e come è andata a finire. Così la risposta resta ordinata e mette in luce quello che sapete fare, senza divagare.
Un esempio rende tutto più chiaro. Vi chiedono di raccontare un errore. Con lo schema suona così. La situazione, avevo dimenticato di inviare una mail importante a un cliente. Il compito, dovevo rimediare prima che il ritardo creasse un danno. L’azione, ho avvisato subito il mio responsabile e ho contattato il cliente scusandomi e proponendo una soluzione. Il risultato, la consegna è slittata di un giorno soltanto e il cliente è rimasto. Quattro frasi, un racconto completo.
Prepararsi non vuol dire recitare. Le classiche domande del tipo dove ti vedi tra cinque anni? non servono ad avere una data, servono a capire come ragionate. Nessuno oggi sa dove sarà tra cinque anni, e va bene rispondere che vi vedete in un contesto dove crescere, dove formare altri, dove star bene. Conta l’atteggiamento, non la profezia.
Stessa logica per le altre classiche. I tre pregi e i tre difetti, o come ti descriverebbe chi ti conosce bene, non cercano la risposta da manuale. Sul difetto, evitate il finto pregio travestito da difetto, sono troppo perfezionista potrebbe non essere la risposta migliore. Meglio un limite vero su cui state lavorando, perché mostra consapevolezza. Il recruiter non cerca la persona senza difetti, cerca chi sa guardarsi con onestà.
Informarsi sull’azienda, il dettaglio che fa la differenza
Il terzo consiglio di Rossella è tanto banale quanto ignorato, studiate l’azienda prima di presentarvi. Cosa fa, dove opera, quanto è grande. Serve a due cose, fate una figura migliore e capite se quel posto fa per voi. A volte, proprio informandovi potreste accorgervi che l’ambiente non vi convince, e vi risparmierete una scelta sbagliata.
Un altro dettaglio pratico che tra ami sottovalutiamo, rispondete al telefono. Un recruiter che vi chiama e non vi trova, spesso passa al CV successivo. La nostra generazione preferisce un messaggio a una telefonata a freddo, lo capiamo, ma se avete mandato una candidatura mettete in conto che vi chiameranno. Al limite richiamate voi, ma non sparite.
Ci sono poi le basi che fanno la differenza. Presentarsi in orario, o collegarsi qualche minuto prima se il colloquio è online. Vestirsi in modo pulito e coerente col contesto, senza travestimenti. E arrivare con una richiesta o due da fare voi, sull’azienda o sul ruolo, mostra interesse e ribalta per un attimo i ruoli. Un incontro in cui fate anche voi qualche richiesta è un dialogo tra pari, non un esame.
Il potere del sorriso

Chiudiamo con la cosa che Rossella ripete sempre, sorridete. Quando sorridi la voce cambia, ha un altro suono, arriva più aperta. Un saluto cordiale a inizio incontro distende voi e chi vi ascolta, e mette tutti a proprio agio. Non è finta cortesia, è partire con il piede giusto. Il colloquio di lavoro non è un interrogatorio, è una conversazione tra due persone che cercano la stessa cosa.
Un’ultima cosa sull’ansia, perché ce l’abbiamo tutti. Fare più colloqui aiuta, ogni errore diventa una lezione per quello dopo. Le prime volte si sbaglia, si balbetta, ci si dimentica un pezzo, ed è normale. Con la pratica il racconto di voi stessi si affina, e quello che oggi vi terrorizza tra qualche mese lo gestirete quasi a occhi chiusi. Prepararsi a un colloquio è una competenza, e come tutte le competenze si allena. Trattate ogni esperienza come un allenamento, non come un verdetto, e ogni colloquio in più vi lascerà qualcosa in più rispetto al precedente.
Fonti
Ascolta la puntata
Nella puntata di Ciao Ami Podcast, LinkedIn non è Tinder, Rossella Sposato racconta cosa vede dall’altra parte della scrivania, e come farsi ricordare per i motivi giusti. Se avete un colloquio andato benissimo o malissimo da raccontare, scriveteci a ciaoamipodcast@gmail.com o in DM su Instagram @ciaoamipodcast. Ascoltate l’episodio qui sotto.