Vai dal medico per un mal di pancia che non passa, fai gli esami, e non risulta niente. Poi capisci che il problema era un altro, lo stress. I sintomi fisici dell’ansia sono proprio questo, il modo in cui il corpo dice ad alta voce quello che la mente tiene nascosto. Ne abbiamo parlato in puntata di Ciao Ami Podcast, perché a tanti di noi è successo.
Con noi c’erano Giorgio Gualazzi, psicologo e psicoterapeuta, ed Enrica Albera, esperta di benessere psicofisico. Il concetto che ci hanno lasciato è semplice e spiazzante, corpo e mente non sono due cose separate, sono la stessa cosa che parla due linguaggi diversi. Uno usa i pensieri, l’altro usa le sensazioni fisiche.
Quali sono i sintomi fisici dell’ansia
La lista è lunga, e li abbiamo provati un po’ tutti. I più comuni riguardano lo stomaco e l’intestino, gonfiore, nausea, crampi, colon irritabile. Poi ci sono le tensioni muscolari, la cefalea da tensione, la cervicale, i dolori a collo e schiena. E ancora, il nodo alla gola, le palpitazioni, la sensazione di respiro corto, le vertigini, la palpebra che vibra. Sono segnali reali, non è che ve li inventate, anche quando gli esami non trovano una causa organica.
Come racconta Giorgio, il corpo comunica sempre qualcosa al sistema nervoso, e lo fa in fretta. I segnali che salgono dal corpo alla mente sono più veloci di quelli che scendono nella direzione opposta. Tradotto, quando siamo sotto pressione il corpo reagisce prima ancora che ce ne rendiamo conto con la testa. Per questo diciamo che il corpo ci parla.
Vale la pena dirlo chiaro, questi disturbi sono veri. Chi soffre di ansia somatizzata non se li inventa e non è debole, semplicemente il corpo traduce in dolore fisico quello che la mente non riesce a elaborare. Capita di rincorrere una diagnosi organica per mesi, tra esami e specialisti, senza trovare nulla, proprio perché la radice sta altrove. Riconoscerlo, invece di vergognarsene, è già un passo verso il sollievo.
L’intestino, il nostro secondo cervello

Il caso più chiaro è la pancia. In puntata raccontiamo di problemi intestinali andati avanti per mesi, con visite da gastroenterologi e nutrizionisti, prima di capire che la causa era ansia e stress. Non è un caso raro. L’intestino viene chiamato il secondo cervello, perché ha una rete di neuroni collegata di continuo al sistema nervoso centrale, il cosiddetto asse intestino cervello, e produce gran parte della serotonina che regola l’umore.
Quando l’ansia sale, questo dialogo si altera, e l’intestino risponde con motilità irregolare, spasmi, gonfiore, alternanza tra stitichezza e diarrea. Non a caso la sindrome dell’intestino irritabile riguarda tra il 10 e il 20 per cento della popolazione, con una frequenza più alta nelle donne. Trattare la pancia senza guardare alla mente, in questi casi, serve a poco.
Giorgio in puntata spinge il concetto oltre, e dice che in fondo tutte le malattie hanno una parte psicosomatica. Non significa che ogni disturbo nasce dalla testa, ma che ogni disturbo ha un legame con le nostre emozioni e i nostri pensieri. È una lente utile, perché ci ricorda di non separare mai il sintomo dalla vita che stiamo conducendo. Il mal di pancia della domenica sera, prima di una settimana pesante, qualcosa racconta.
Quando i sintomi fisici dell’ansia meritano attenzione

Un conto è la tensione prima di un esame, che passa da sé. Un altro è un malessere che torna di continuo e vi limita la vita. I disturbi d’ansia in Italia sono diffusi, il Mind Health Report di AXA e Ipsos stima che il 14 per cento degli italiani conviva con un disturbo d’ansia, e i numeri crescono soprattutto tra i giovani. Non siete un caso strano, siete in tanti.
Il rischio, quando si ignora il tutto, è che i segnali si accumulino fino a esplodere. Tra chi lo ha vissuto, come noi, il pattern è quasi sempre lo stesso, si tira avanti finché il corpo cede, e allora il lavoro da fare diventa più lungo. Per questo conviene giocare d’anticipo, dare un nome a quello che si sente e non minimizzare. Ansia e stress cronici, lasciati correre, si intrecciano anche con il sonno e con l’umore.
La regola che ci hanno dato gli ospiti è ascoltare presto i primi segnali, invece di buttare tutto sotto il tappeto. La somatizzazione non è una debolezza, è un linguaggio, e conviene capirlo prima che il conto diventi salato. Il primo passo è parlarne con il medico, per escludere cause fisiche, e insieme rivolgersi a uno psicologo o a uno psicoterapeuta, perché sul corpo e sulla mente si lavora insieme, non a compartimenti separati.
Sul fronte pratico, quello che aiuta la mente aiuta anche la pancia. Muoversi un po’, curare il sonno, ridurre gli stimoli e concedersi pause abbassano il livello di allerta del corpo. Sono accorgimenti utili, non cure, e non sostituiscono il parere di un medico o di uno psicologo quando i sintomi insistono. La cosa più sana resta chiedere aiuto presto, senza aspettare che il corpo alzi il volume.
Fonti
- Ansia somatizzata, i sintomi fisici più comuni, PG Pharma
- Ansia e intestino irritabile, l’asse intestino cervello, Sanitas Farmaceutici
- Sindrome dell’intestino irritabile, dati e cause, Unobravo
- Salute mentale in Italia, Mind Health Report, Insurzine
Ascolta la puntata
Nella puntata di Ciao Ami Podcast, Gli Ami sono tipi chill, con Giorgio Gualazzi ed Enrica Albera ragioniamo su come corpo e mente si parlano, e su come imparare ad ascoltarli. Se anche voi avete inseguito una diagnosi fisica per poi capire che era ansia, raccontatecelo a ciaoamipodcast@gmail.com o in DM su Instagram @ciaoamipodcast. Ascoltate l’episodio qui sotto.