Ci hanno insegnato che è normale svegliarsi stanchi, avere l’ansia prima di un colloquio, non dormire la notte. In puntata di Ciao Ami Podcast lo diciamo chiaro, no, non è normale. Capire come gestire l’ansia parte proprio da qui, dallo smettere di chiamare normale un malessere che ci toglie pezzi di vita. Ne abbiamo parlato con due ospiti che di questo si occupano.
Con noi c’erano Giorgio Gualazzi, psicologo e psicoterapeuta, ed Enrica Albera, esperta di benessere psicofisico. Il punto di partenza è personale. In puntata raccontiamo di essere arrivati, intorno al 2023, agli attacchi di panico notturni, al non riuscire a dormire, al corpo che non rispondeva più come doveva. Un segnale che qualcosa andava affrontato, non ignorato.
Il punto di partenza è togliere quel non è niente che ci ripetiamo da sempre. È normale il batticuore prima di un esame, è normale svegliarsi distrutti dopo una settimana pesante, è normale non dormire. Lo abbiamo sentito tutti, e a forza di sentirlo abbiamo imparato a ignorare i segnali. Ma normale non vuol dire sano, e soprattutto non lo è quando quei segnali ti impediscono di vivere la giornata.
Come gestire l’ansia riconoscendo i primi segnali
La strategia che ci hanno indicato è giocare d’anticipo. L’ansia diventa più difficile da gestire quando la ignoriamo a lungo, finché un giorno esplode e il lavoro da fare si allunga. Meglio ascoltare i primi campanelli – l’irritabilità, l’insonnia, la tensione continua, la fatica a concentrarsi – e non buttarli sotto il tappeto. Riconoscere che qualcosa non va non è arrendersi, è la prima mossa per rimettersi in carreggiata.
Aiuta anche distinguere. Un po’ di ansia è fisiologica, ci prepara a una prova e poi scende. Diventa un problema quando è sproporzionata, dura nel tempo e vi impedisce di vivere, di uscire, di vedere gli amici, di dormire. Quando arriva a togliervi queste cose, come è successo a noi, non è più una fase da stringere i denti, è qualcosa su cui chiedere aiuto.
Nell’attesa di un supporto, qualche gesto di base aiuta a non farsi travolgere. Rallentare il respiro, allungando l’espirazione, dà al corpo il segnale che il pericolo non c’è. Tenere ritmi regolari per sonno e pasti, muoversi un po’, ridurre caffè e alcol quando l’ansia è alta sono appigli semplici. Sono cerotti utili, non soluzioni, e non prendono il posto di un percorso quando il malessere è forte e insistente.
Quanto è diffusa l’ansia tra i giovani

Se pensate di essere gli unici, i numeri dicono il contrario. In Italia oltre sedici milioni di persone lamentano un disturbo psicologico, e il rapporto Censis segnala che quasi la metà dei giovani tra i 18 e i 25 anni ha sofferto di ansia e depressione negli anni recenti. Le richieste di aiuto ai servizi sono cresciute parecchio, soprattutto dopo la pandemia. Non è una fragilità vostra, è un fenomeno enorme di cui si parla ancora troppo poco.
Dietro questi numeri c’è anche il nostro tempo. Una generazione bravissima a capire le emozioni, ad analizzarle, a chiamarle per nome, ma spesso poco allenata a sentirle e a starci dentro. Aggiungiamo un mondo del lavoro difficile, la precarietà, il confronto continuo sui social, e il quadro si fa pesante. Non è una colpa personale, è un contesto, e riconoscerlo toglie un po’ di solitudine.
A chi chiedere aiuto

Qui il messaggio della puntata è chiaro, chiedere aiuto è la cosa giusta, non un fallimento. Il primo riferimento è un professionista, uno psicologo o uno psicoterapeuta, che con strumenti come la terapia cognitivo comportamentale lavora proprio sui pensieri e sui comportamenti legati all’ansia. Anche il medico di base è un buon punto di partenza per orientarvi. E se un momento è pesante e avete bisogno di parlare subito con qualcuno, esiste Telefono Amico Italia, che risponde al numero 02 2327 2327.
Resta lo scoglio più duro, chiedere aiuto senza sentirsi sbagliati. Andare da uno psicologo non vuol dire essere malati, vuol dire prendersi cura di sé, esattamente come si va dal dentista quando fa male un dente. Lo stigma su questi temi è ancora forte, e più ne parliamo apertamente, tra ami e non, più diventa normale farlo. La forza non è stringere i denti in silenzio, è saper dire ho bisogno di una mano. E chiedere aiuto presto, quasi sempre, accorcia la strada. Nessuno dovrebbe attraversare certi periodi in solitudine, e attorno a voi, se guardate bene, qualcuno pronto ad ascoltare c’è.
Un ultimo consiglio dalla puntata riguarda le abitudini quotidiane. Ridurre l’iperconnessione, ritagliarsi momenti di silenzio, muoversi un po’ ogni giorno sono tasselli che sostengono l’equilibrio, ma non sostituiscono un percorso quando serve. Imparare come gestire l’ansia è una strada fatta di questi piccoli passi e di un aiuto competente. Prima ci si ascolta, prima si interviene, più la strada è lineare. Come ci siamo detti tra ami, il corpo prima o poi presenta il conto, meglio non aspettare che lo faccia.
Fonti
- Salute mentale dei giovani in Italia, dati, State of Mind
- Trattamenti per l’ansia, terapia cognitivo comportamentale, State of Mind
- Sostegno emotivo, Telefono Amico Italia, telefonoamico.it
Ascolta la puntata
Nella puntata di Ciao Ami Podcast, Gli Ami sono tipi chill, con Giorgio Gualazzi ed Enrica Albera parliamo di ansia, di segnali da non ignorare e di come prendersene cura. Se buttate tutto sotto il tappeto finché il corpo non presenta il conto, siete nel posto giusto. Scriveteci la vostra storia a ciaoamipodcast@gmail.com o in DM su Instagram @ciaoamipodcast. Ascoltate l’episodio qui sotto.