Cinque anni insieme, poi lui ti dice che il nonno gli è apparso in sogno e gli ha spiegato che la storia doveva finire. Non è la scena di una soap, è una delle storie lette in puntata. Le scuse per lasciarsi arrivano a volte così creative da sembrare comiche, e quasi sempre nascondono qualcosa di più banale di un messaggio dall’aldilà.
Nella puntata di DrAMI ne abbiamo lette parecchie. C’è chi si è inventato un sogno premonitore, chi ha messo in fila una serie di scuse una dopo l’altra, dalla nonna alla voglia di un futuro diverso, per poi far emergere mesi dopo che dietro c’era un’altra persona. Ridiamo perché ci siamo passati, ma proviamo a capire cosa c’è sotto.
Le scuse per lasciarsi più assurde
La fantasia non manca. Il sogno del nonno dopo cinque anni, la scusa della nonna scomparsa, il cane, il classico vogliamo cose diverse detto a vent’anni quando di futuro non se ne ha idea. Sono tutte frasi che servono a chiudere una porta senza dire la verità. Il punto non è la creatività, è che dall’altra parte resti con un pugno di mosche e nessuna spiegazione reale.
Dietro la scusa c’è quasi sempre altro

Quando la giustificazione è troppo elaborata, di solito copre un motivo più semplice. Un’altra persona entrata in scena, un interesse finito, la paura di dire in faccia: ‘non me la sento più di continuare’. La scusa serve a chi la racconta per uscire pulito, non a chi la riceve. E ti lascia nello stesso limbo di chi sparisce senza dire niente, perché la versione che ti danno non è quella vera.
Perché allora inventarsi tutto. Spesso dietro non c’è cattiveria, c’è immaturità emotiva e paura del confronto. Dire la verità mette a disagio, mette nelle condizioni di dover reggere la reazione dell’altro, e non tutti se la sentono. Ma la scusa costruita, come il silenzio, scarica quel disagio su chi resta. E chi resta si ritrova a rileggere ogni messaggio in cerca di un senso che non c’è.
Il ghosting fa più male di un no

Il silenzio ha un costo preciso. Il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Milano Bicocca, con uno studio del 2025, ha mostrato che il silenzio prolungato del ghosting provoca un dolore più duraturo di un rifiuto esplicito, perché ti intrappola nell’incertezza e blocca l’elaborazione della fine. Tradotto, un no diretto brucia sul momento, ma il vuoto ti tiene appeso per settimane.
E capita a tanti. Secondo un sondaggio Unobravo su oltre 1.500 italiani, il 46 per cento è stato ghostato almeno una volta, percentuale che sale al 60 per cento tra i single e al 75 per cento tra i giovani dai 18 ai 24 anni. Dall’altra parte, il 47 per cento ammette di averlo fatto. Non siete un caso strano, siete la maggioranza.
Meglio una verità scomoda
La morale che ci portiamo a casa è semplice. Le scuse per lasciarsi e il silenzio si somigliano, perché entrambi evitano una spiegazione onesta. Chiudere una storia dicendo la verità, anche quando è scomoda, è la cosa più rispettosa che si possa fare. E se siete voi a subire una scusa che non regge, smettete di cercare il senso in una versione falsa.
Come si va avanti. Il consiglio che torna dagli esperti è smettere di rincorrere una spiegazione, perché il ghosting e la scusa finta si reggono proprio sull’assenza di risposte vere. Più cercate il senso, più restate agganciati. Meglio spostare l’attenzione su di voi, sulle persone che una spiegazione ve la danno, e archiviare chi ha scelto la via più comoda.
C’è poi la variante peggiore, la scusa a catena. Una dietro l’altra, ognuna che smonta la precedente, finché il quadro non regge più. In puntata ne abbiamo letta una da manuale, con la nonna, il lavoro, il futuro, tutte in fila, e alla fine la verità: un’altra persona. Il problema di questa tecnica è che tiene l’altro sospeso a lungo, fa credere che il problema sia risolvibile, e rimanda soltanto il colpo. Una frase onesta, detta subito, avrebbe fatto meno danni di dieci bugie messe in fila. Vale per chi le racconta e vale per voi, se siete dall’altra parte a raccogliere i pezzi.
E se siete voi ad avere una storia da chiudere, provate a fare il contrario. Un messaggio onesto, anche corto, anche imperfetto, vale più di sparire o di tirare fuori il nonno in sogno. Alla persona che avete davanti, e alla vostra coscienza, conviene.
Le relazioni finiscono, ci sta, fa parte del gioco. Quello che resta nella memoria non è il fatto che sia finita, ma il come. Una persona che chiude con onestà la ricordi con pace, una che sparisce o si inventa il nonno in sogno la ricordi con un punto interrogativo che non si chiude mai. Scegliete di essere il primo tipo, e pretendetelo dagli altri.
Fonti
- Studio Università di Milano Bicocca sul ghosting, Unobravo
- Sondaggio Unobravo sul ghosting in Italia, Trieste All News
Ascolta la puntata
Le storie complete, con il sogno del nonno e la sequenza di scuse a catena, sono nella puntata di DrAMI. Le leggiamo in anonimo e ci ridiamo sopra, come si fa tra ami. Se qualcuno vi ha mollato con una scusa da premio Oscar, mandatecela a ciaoamipodcast@gmail.com o in DM su Instagram @ciaoamipodcast, la leggiamo nel prossimo DrAMI. Ascoltate l’episodio qui sotto.